ALESSIOSORO
DELGADO

urbanjungle #chapter2 (WORK IN PROGRESS)

-060606SmarTown-


Osservando alcune mie vecchie foto ho notato che qualcosa non andava, più che in termini fotografici oserei dire in termini sociali. L'uomo evolve, il cambiamento è sintomo di progresso... tutte frasi sentite, trite, ma che sottolineano sempre l'aspetto positivo di un evento sociale. Poche volte ci si sofferma ad analizzarne gli influssi negativi, soprattutto quando il cambiamento riguarda il modo di vivere e vedere la realtà. Molte sono le cose, oggetti, venti che influenzano la nostra vita in modo radicale, ma uno più di tutti sta cambiando persino le nostre esigenze umane: lo smartphone, al secolo il cellulare.
Il cellulare, uno strumento che nasce per assolvere le esigenze di rintracciabilità di pochi privilegiati, personaggi pubblici, e non, di rilevante importanza, oggi è divento lo strumento culto dal quale non si può prescindere. Due terzi della popolazione mondiale ne possiede almeno uno.
La rintracciabilità istantanea, oggi diventata una necessità sociale ha fatto sì che lo strumento garantisse, nel tempo, funzioni sempre più sofisticate in grado di assolverla, fino quasi a sostituire la nostra reale presenza nel posto in cui realmente vorremmo o dovremmo essere.
Lo strumento che ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare ci ha messo di fronte a nuove funzioni psicologiche rispetto a quelle assolte dal telefono tradizionale, aumentando la nostra necessità di vicinanza. Il cellulare è diventato il mediatore tra la realtà e il mondo esterno, garantisce intimità immediata e favorisce la disinibizione, aumentando le possibilità di socializzazione e di aggregazione. Tutte queste necessità, o urgenze, continuamente soddisfatte da software e applicazioni sempre più performanti e all'avanguardia hanno condotto l'utenza ad una dipendenza da strumento. Il cellulare oggi è imprescindibile, garantisce la nostra presenza nel mondo togliendoci dall'imbarazzo dell'impatto emotivo. Quello che non va... quello che emerge dalle istantanee di questa contemporaneità e che sì, possiamo essere raggiungibili ovunque, ma stiamo mettendo in gioco, se non del tutto in pericolo, la spontaneità dell'“Hic et nunc”.
La spontaneità non buca lo schermo, ed è sempre più evidente come sia più facile interagire attraverso la mediazione di uno strumento che attraverso un momento di contatto non mediato.
Sempre più persone comunicano attraverso uno schermo, sempre meno persone comunicano guardandosi negli occhi. Emoticons al posto di emozioni.
Sempre più vicini a chi è assente, sempre più lontani da chi è presente.
La percezione di raggiungibilità immediata è direttamente proporzionale all'isolamento individuale... e l'istantanea descrive una società “alienata” dalla compagnia di uno strumento che la tiene appesa ai fili delle proprie relazioni sociali. Possedere uno smartphone oggi è un fenomeno sociale doveroso, ci rende normali, inseriti, adeguati, al passo... ma la normalizzazione, forse, è nemica dell'indipendenza.
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