ALESSIOSORO
DELGADO

MADONNA DE' NOANTRI

MADONNA DE' NOANTRI

"Ma dun tratto tutta quella luce rosea spariva e ci trovammo dentro gli occhi la tetraggine del vecchio Trastevere, trasportati d'incanto in una cittaduzza umbra di molti secoli fa. Via della Scala, via del Moro, San Giovannino della Malva, vicolo del Bologna, vicolo del Cinque. L'odore buio degli interni giungeva nelle vie così strette che sembravano passare non fra le case ma dentro di esse e attraversarle come corridoi malinconici." (Giorgio Vignolo)

Nelle parole di Vignolo si ritrova, forse, tutto il carattere di Trastevere, sempre apparsa come un'accogliente casa all'aperto gestita da una grande famiglia dal forte senso di appartenenza e territorialità. All'interno del primo Rione di Roma nasce e si sviluppa la Festa de 'Noantri (di noi altri).
I "Noantri" sono gli abitanti della casa, i trasteverini, così qualificatisi per distinguersi dagli abitanti degli altri rioni e/o quartieri di Roma, che abilmente vennero appellati "Voantri" (voi altri). L'etichetta, così si tramanda, fu coniata da un trasteverino che una volta, rivolgendosi ad un romano che approfittando del giorno di festa infastidiva una Trasteverina, disse:
“Che ne diressivo voantri si noantri quando venissimo alle festa de voantri ce comportassimo come ve comportate voantri alla festa de noantri?"
Questo scioglilingua, che definisce l'appartenenza e l'orgoglio trasteverino, successivamente definì l’antica festa legata alla Beata Vergine del Carmelo.
La Madonna de Noantri, scolpita in una statua in legno di cedro, venne trovata alle foci del Tevere da un gruppo di pescatori corsi che la portarono a Roma risalendo il Tevere, e per questa ragione inizialmente nominata “Madonna Fiumarola”. Negli ultimi anni la "Madonna Fiumarola", viene rievocata a parte attraverso una processione fluviale lungo il Tevere, che da ponte S. Angelo la scorta all'attracco di ponte Garibaldi, dove sbarca e prosegue il suo percorso verso S. Maria in Trastevere. Ai Carmelitani, invece, si deve, successivamente, il titolo di "Madonna del Carmine", e la nascita dell'omonima Confraternita. A pagina 566 del Compendio della Storia degli Eresiarchi", del 1737, viene menzionato il 1543, anno in cui la Milizia Corsa, con l'autorizzazione di Papa Paolo III, istituì la Venerabile Confraternita del SS. Corpo di Cristo nostro Signore e della Beata Vergine del Carmine nella Chiesa di San Crisogono in Trastevere. Divenuta così la Santa Protettrice dei Trasteverini, in occasione della Sua ricorrenza, che liturgicamente cade il 16 luglio, la Vergine Beata veniva rivestita degli abiti più preziosi e, al massimo del suo splendore, portata in processione per i vicoli di Trastevere, dove veniva accolta con rispetto e devozione. Fin dall’inizio del
secolo i trasteverini venivano avvisati dell’inizio della festa dai mandatari delle confraternite, che percorrevano il quartiere accompagnati dai tamburini dei granatieri. Portata a spalla da robusti “cicoriari”, passava in Via San Francesco a Ripa, dove riceveva gli onori militari dallo stato maggiore del reggimento dei bersaglieri, di stanza in Trastevere fin dal 1870. Poi, una volta seguita la processione, il popolo si riversava nelle piazze e nei vicoli, dove erano stati allestiti tavolini all’aperto per la mescita del vino, nel mentre, cocomerari, fusajari, grattacheccari e altri venditori esponevano la propria merce.
Odiernamente la festa de' Noantri viene incastrata tra gli eventi dell'Estate Romana che, a parte tutto, gli fa da conservante. Rispetto a ciò che viene descritto e raccontato del passato si avverte una strana assenza, il clima goliardico e popolare di una volta, lo spirito trasteverino, sembra sia rimasto indietro nel tempo a crogiolarsi di un passato ancora legato alle tradizioni; un'atmosfera religiosa poco presente si aggiunge al resto, trasformando il tutto in un appuntamento estivo da presenziare. Una delle feste più sentite dal popolo romano che col passare degli anni si è trasformata per adattarsi alle esigenze turistiche ed economiche di Roma, oggi sembra esistere solo per le spalle dei "cicoriari" che, comunemente chiamati portatori, si caricano il peso nel tentativo di mantenere viva una tradizione che lentamente va sfumando.
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